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RaffoSolo chi ha il caos dentro di sè può generare una stella May 03 Di grigio e di azzurroPubblico qui un racconto che ho scritto. A chi capitasse di leggerlo mi farebbe piacere sapere cosa ne pensa, anche critiche se possibile (anzi: soprattutto quelle!) dal momento che ho visto che la storia è tra le prime 43 selezionate a livello nazionale per il "Premio Subway Letteratura 2007" (www.subway-letteratura.org), credo (o spero...) tra qualche migliaia di racconti partecipanti. E' una cosa che mi ha dato grande gioia, indipendentemente dal fatto che non vincerò: sono però contetno perchè è uno dei primi feedback che ricevo per quello che faccio. Spero non sia l'ultimo. Ma, anche se fosse, per adesso sono contento uguale.
Il titolo è "Di grigio e di azzurro", l'ho scritto a febbraio, a casa mia, in un periodo un pò così. In ogni caso spero vi piaccia.
Raffo alias "Subwayan Homesick Alien"
Di grigio e di azzurro di Raffaele G. Flore Numero di fermate: 8 Genere: Nostalgico d'attesa. bicolore
Quando l’aspetto io, la metropolitana non passa mai. In realtà non ci sono mai salito su. A voler proprio essere precisi, non ne ho neanche mai vista una.
Ho quarantuno anni e da circa trentotto ho capito che il mondo è fatto a scale mobili. Gente che sale, gente che scende. Tutti di corsa. Io questa cosa all’inizio non l’avevo notata, così quando da bambino con la mia mamma scendevamo giù in quei giganteschi cunicoli non capivo perché tutti corressero: spinto a destra e sinistra, ogni volta finivo per perdere la sua mano e la sua sagoma spariva, inghiottita dalla folla. Se c’è una cosa che ricordo di lei, a distanza di tanti anni, è il suo profumo, di grigio e di azzurro, che la folata di vento di quella vettura portava via con sé. Arrivato giù, non trovavo mai nessuno: le panchine erano sempre vuote, nessun rumore di questa fantomatica Metro e di mia madre neanche l’ombra (profumo a parte). Allora mi sedevo ed aspettavo. Dopo un po’ me ne tornavo in superficie attendendo con ansia le sei, l’ora in cui mia madre tornava dal lavoro. E alle sei in punto, quando sentivo sotto di me il boato crescente e il marciapiede che cominciava a tremare capivo che era lei. È andata avanti così per alcuni anni: non ho mai frequentato asili e anche alle elementari mi facevano assentare spesso. Passavo le mie giornate chiedendomi dove venisse inghiottita tutta quella gente ed aspettando la mamma. Un giorno lei non è tornata. Ho aspettato fino alle nove, ma la gente che usciva non era lei. Solo, correvano tutti e nessuno diceva di conoscerla. Son tornato di sotto e come al solito c’ero solo io, a parte qualcuno che risaliva venendo da chissà dove. Mi sono seduto su una panchina e, quando ho notato che neanche il suo profumo c’era più, ho pianto.
Ancora adesso che torno dal lavoro apro il giornale comprato la mattina (lo leggo dalla prima all’ultima pagina) e ogni tanto controllo se da quelle bocche nere male illuminate sopraggiunga qualcosa. Poi, lo ripiego e mi avvio alla fermata dell’autobus. In questo modo, prendendo altri due mezzi, sono a casa alle ventidue e venti: giusto il tempo di cenare e mettermi a letto. A che ora rincaseranno le altre persone? Torneranno presto come me? Io sono un uomo fortunato. Però ho un dubbio: e se la metropolitana si fermasse giusto di fronte casa mia? In fondo penso sia questo il motivo per cui mia madre la prendeva tutte le mattine: se non l’avesse trasportata direttamente al suo ufficio al terzo piano della sua agenzia, non vedo perché non avrebbe dovuto preferire il tram o un taxi. A volte però, quando sono già a letto o sulla poltrona in salotto, mi punto forte le meningi con le dita e mi sforzo di pensare: ma il resto della gente… dove va?! Lavorano tutti nell’agenzia di mia madre, ora che lei non c’è più? Oppure (è da un po’ che ci rifletto e quando un giorno avrò un amico, gli dirò questa cosa) c’è una vettura per ognuno di noi che ci porta esattamente (e solo) dove dobbiamo andare? Possibile. Quella che mi è stata assegnata è evidentemente guasta o uscita difettata. Ma io sono un uomo fortunato. Ho quarantuno anni e ne vivrò minimo cento se mi faccio i fatti miei. O almeno è quello che diceva sempre la buonanima di mia nonna. Per questo non oso chiedere a nessuno dove lo porti la sua metropolitana, quanto tempo ci metta e se anche loro da bambini sentissero, lì sotto, il profumo che aveva la mia mamma. Comunque sia, non chiedo niente a nessuno e la sera, mentre aspetto invano la Metro, ho persino il tempo di leggermi tutto il giornale. Tanto vivrò cento anni, io.
Quando ho finito la scuola dell’obbligo, mio padre mi ha detto che ero troppo stupido per continuare gli studi e troppo incapace per cominciare a lavorare. Io non capivo bene, ma mi fidavo di lui e gli volevo bene: a lui ed anche alla ragazza che ogni tanto veniva a casa e restava a dormire da noi. Certo, non come la mamma, ma gliene volevo. Così quando un giorno, di fronte al cancello dell’abitazione della nostra vicina, mi ha messo una lettera sigillata in mano e mi ha detto: “Tieni. Dà questa alla signora Eva e fai il bravo. Segui attentamente ciò che ti dirà così magari impari qualcosa invece di passare le giornate con quello sguardo ebete. Io vado con Svetlana in un posto lontano, sù da Mérica. Magari se torno ti vengo a trovare. Beh, ciao… E saluta tua madre, razza d’ingrato. Chè!? È la prima volta che vedi la Svè…?!”, ero troppo contento: stavo diventando un uomo e mio padre già parlava del mio lavoro. Da allora vivo in quella che ora è la mia casa. È stata la signora Eva a trovarmi l’impiego nell’ufficio dove lavoro. Si è tanto affezionata a me che il giorno che è morta ho saputo che mi aveva lasciato “…l’abitazione, il giardinetto e tutti i miei averi…”, anche se questi ultimi non li ho mai trovati in giro per casa. Quel giorno ero sulla solita panchina e aspettavo che si facesse tardi per potermene andare alla fermata del bus. Nel pomeriggio avevano chiamato in ufficio alcuni vicini di casa dicendo che la signora Eva era stata male e che in tarda mattinata se n’era andata. Dicevano anche di aver predisposto tutto loro e che mi aspettavano a casa per parlare del testamento e del funerale. Avrei voluto salutarla ancora. Ad un certo punto ho richiuso il giornale e ho dato un’occhiata alla cartina su cui sono disegnati i percorsi che segue la metropolitana. Non avevo mai fatto caso a quell’intrico di linee che si incontrano e che, a guardarle da lontano, diventano indistinguibili. Comunque, all’estremità di ognuna c’era scritto “capolinea” e mi sono chiesto se anche mia madre fosse andata in qualcuno dei posti indicati da quel puntino rosso più grande degli altri. Ecco perché più tardi, a casa, sono rimasto di stucco: credevo che la signora Eva non ci fosse già più e come la mamma fosse arrivata al capolinea. Invece era lì, sul letto, vestita con un abito elegante, ben truccata e con delle scarpe buffissime. Avrei anche giurato che mi stesse sorridendo. Quella notte, mentre i vicini rimasero svegli tutta la notte con le luci basse nella sua camera da letto, io sognai la signora Eva. Sbucava da uno di quei cunicoli bui, anticipata dal rumore della campanella che di solito usava per chiamarmi a tavola, percorrendo le rotaie con la sua automobile sgangherata. Si fermava e diceva a tutti (perché c’erano altre persone con me!) che ne poteva caricare al massimo un centinaio, non di più. Suonava di nuovo la campanella e a me sembrava di sentire l’odore dello stufato che faceva il venerdì sera. Poi ripartiva, sorridendomi dallo specchietto retrovisore e si infilava nel cunicolo opposto, facendo un baccano infernale perché lei non sapeva andare oltre la prima e la seconda, quando guidava. Il giorno dopo, in chiesa, il sacerdote (lo ricordo benissimo) disse che “la nostra cara sorella Evelina vivrà sempre nei nostri cuori, pur essendo arrivata al capolinea della sua esistenza terrena”. A quelle parole, senza farmi notare, ho sorriso pensando alla faccia che avrebbe fatto mia madre nel veder sbucare dal tunnel la signora Eva, tutta vestita in quel modo buffo.
Quando sono lì, alla fermata della Metro (l’ho già detto) mi piace leggere il giornale: voglio arrivare sino alla fine, dove ci sono le previsioni del tempo, i film della serata e tutti quei giochi che non riesco mai a risolvere. Da quando vivo solo parlo unicamente con mio padre. Lui ogni tanto mi chiama la sera tardi, un paio di minuti, perché lì - dice - c’è questo ‘fusorario’ e lui e Svetlana, all’ora che io dormo, sono là che lavorano e non possono certo chiamarmi quando fa comodo a me! Ultimamente chiama meno spesso ma una volta al mese apro la cassetta delle lettere e trovo una cartolina con i saluti suoi e di Svetlana. Dall’altro lato ci sono sempre immagini di palme, donne nere senza il reggipetto e parole in una lingua che mi sembra di non conoscere. Così ci sono giorni che mi capita di non parlare con nessuno. Ecco perché mi piace leggere e sapere almeno tutto degli altri, di cosa accade loro, di dove vanno, cosa pensano. Di me invece il giornale non parla mai. Forse non ci presto la dovuta attenzione, o forse è che non ho molte occasioni di farmi notare dagli altri. Anche in ufficio non ho tempo di scambiare qualche parola. Eppure di cose da dire ne avrei: la casa che ho ereditato, quello che imparo dai giornali e anche questa storia della Metro che non passa. L’impiegato a cui sto dietro mi dà molti incarichi, tipo consegnare un documento a quello, fotocopiare qualcosa per quell’altro, incartare pacchi e riordinare la posta. Ma non trova mai il tempo per fermarsi a vedere il mio lavoro: mi saluta la mattina all’entrata e a mensa, quando c’è posto, mi fa sedere al loro tavolo anche se quello di cui discutono non mi interessa tanto e io non parlo per non dire cose a caso. A fine pomeriggio mi augura anche buona serata mentre finisco di mettere tutto in ordine e se ne va. Si fidano tutti di me. Ora ho anche le chiavi e mi lasciano chiudere tutto, dato che esco sempre per ultimo. Quando non rimane nessuno, finito il mio compito, mi piace dare un’occhiata alla scrivania degli altri. Anche perché io non ne ho ancora una mia. Tutti hanno una fotografia, dei pupazzetti coi cuoricini, cd musicali, una biro preferita e dei post-it colorati con frasi incomprensibili. Provo a leggere quelle frasi spezzate e mi immagino cosa facciano i miei colleghi quando escono fuori di qui: chi ha scritto quei bigliettini? Chi li aspetta? Come tornano dalle loro famiglie? Prendono anche loro la Metro? (Come la prendono?) Quelle scrivanie per me sono come un mondo; delle volte passo alcuni minuti a fantasticare e mi perdo in quei pensieri. Se c’è la foto di una donna deduco che sono sposati, se vedo macchinine o piccoli giocattoli che magari hanno dei figli, ecc. Insomma: sono sempre più convinto che per capire un uomo basti dare un’occhiata alla sua scrivania. Più sono piene di oggetti e disordinate e più ce ne sarebbero di cose da raccontare… Quando riapro gli occhi, ammesso che li chiuda (non ci ho fatto mai caso), guardo l’orologio e mi accorgo che è tardi. Ma sono comunque felice: un giorno, quando daranno anche a me una scrivania come le loro, con tutte le foto di donne, bigliettini già scritti e briciole di panini, la riempirò di tutte le mie cose. Finalmente potrò avere una moglie, i bambini che giocano e l’odore di stufato che viene dalla cucina. Anche a questo penso, quando finisco di leggere in anticipo il giornale ma sul tabellone elettronico vedo che il treno della mia linea è in ritardo di alcuni minuti. Mi piace rimanere lì, anche se non arriverà mai; sono meno solo che in ufficio, nonostante lì ci siano tutte quelle ragazze che mi sorridono divertite dalle cornici allineate accanto ai monitor dei Pc. “Qui todo bene. Lì? Auguri. Papà & Gisela.” 20/12/2006 Feliz Natividad - 2006Series©EderPhotos
Se qualcuno mi chiede di mio padre, non so mai cosa rispondere. So che è andato a vivere sopra, da una certa Mérica, e per questo non so come spiegare il fatto che si faccia vivo tramite cartolina o telefonicamente, dal momento che è rimasto in città. Di lui so che si è sposato due volte, anche se succede che quando si fa sentire confonda spesso il nome di Svetlana con quello di altre donne. Io non ho di questi problemi. Non ho nomi di donne da ricordare anche perché non ho mai avuto una donna. Anche perché non sono mai stato innamorato, eccetto una volta. Anche perché Lei l’ho vista solo una volta. Quella. Una mattina di fine aprile (circa due anni fa) mi stavo recando al lavoro e al solito stavo attento alla ressa di gente che veniva sputata con forza ad una velocità supersonica fuori da quei sottopassaggi metropolitani. Ogni volta aspetto che l’ondata termini per poi buttarmi giù a capofitto, facendo attenzione anche a quelli che inevitabilmente sbucheranno alle mie spalle, travolgendomi. Lei faceva parte della prima ondata e, come gli altri, la intravidi per un attimo mentre veniva spazzata via sul marciapiede circostante. Pian piano, come sempre ognuno poi si rialzava, raccoglieva valigette, borse ed altri effetti personali, si dava una sistemata e riprendeva normalmente la propria vita di superficie. Lei era stata la prima ad andarsene e io l’ho notata subito. Camminava veloce, forse grazie ancora all’inerzia dell’espulsione di cui ero stato testimone qualche attimo prima. Pur facendo fatica a seguirla, la vedevo da lontano e tanto mi bastava. La sua giornata era dedicata alle compere: uscita da un negozio entrava in un altro. In questo modo riuscivo a non perderla di vista ed a soffermarmi ogni volta su di un particolare diverso del suo corpo. Ora: non so con certezza di cosa siano fatte le donne, ma Lei mi dava l’idea di essere molto diversa non solo da noi uomini, chiaro, ma anche da tutte le altre... Aveva qualcosa di familiare e allo stesso tempo mi riusciva difficile guardarla per più di dieci secondi senza scostare la testa, imbarazzato; la guardavo da lontano ma sentivo che profumava tutta di quel lunedì mattina; mi sembrava così perfetta che non accettavo che stesse accalcata al resto della gente in quegli spazi talmente stretti. Dopo un’oretta (o almeno credo: quando guardo qualcosa mi dimentico che c’è il tempo), eccola avviarsi carica di buste di nuovo verso il sottopassaggio. Sapevo che se fosse scesa probabilmente non l’avrei più rivista. E così è stato. Io, da parte mia, mi sono fermato all’imbocco, aspettando che Lei venisse trascinata via giù come tutti quelli che mettevano il piede destro o quello sinistro sul primo scalino. Dopo un po’ sono sceso anch’io. (Se un giorno mi sposerò, anche mia moglie scomparirà alla fermata della Metro oppure aspetteremo all’infinito entrambi, facendoci compagnia? E Lei sarà così paziente da aspettare tutto il tempo con me? Secondo me, questo è l’amore). Devo essere sincero: non era la prima volta che guardavo una donna… A scuola, l’ultimo anno prima che mio padre partisse e mi trovasse un lavoro, anche a me come ai miei amici cominciavano a piacere le compagne di classe. Mi incuriosiva molto il comportamento di alcuni di loro che si baciavano davanti a tutti, quando qualche anno prima ridevamo di chi camminava con una bambina. A volte li vedevo stare con le labbra appiccicate e gli occhi chiusi per qualche minuto e non so come facessero dopo un po’ a non scocciarsi. Se dovessi baciare io una ragazza non saprei se chiuderli, gli occhi. Perché poi? E se non lo faccio? E se lei -“Senti, ci baciamo?” -“S-sei sicura?” -“Si…” -“Oh, beh, all…” [Mi bacia!!!] (Chissà se mi sta guardando negli occhi. O forse li avrà chiusi? E se li apro e lei li ha chiusi? Ma se poi rimango con gli occhi chiusi e lei mi sta guardando, che figura faccio?)”. Credo che ne aprirei uno solo, giusto per controllare, così se vedo che li apre lo richiuderei subito e non se ne accorgerebbe. Che fatica, però! Comunque non ci voglio pensare da ora. Intanto mi documento e leggo molto sull’argomento anche se non sempre tutto mi è chiaro; faccio i test con le risposte multiple che sono sulle riviste che trovo col quotidiano (“Lasciare o essere lasciati?”: e che bisogno c’è?); inoltre, quando sono al parco metto quelle t-shirt con dietro il cuore e davanti una frase scritta a lettere giganti che servono per trovare l’anima gemella: ne ho una con all’altezza delle spalle un cuore dalle gote rosse e gli occhi grandi, mentre davanti c’è scritto “Sesso? Sessonominnamorato” che mi fa sorridere perché penso di aver capito cosa vuol dire… -“Ciao, vai dalla tua amica a dirle se si vuole mettere con me?” [Dopo cinque minuti] -“Ha detto di sì, ma non adesso: ci vorrebbe pensare…” Oltre alla signora Eva e a come sarà una metropolitana, sogno spesso di baciare ragazze che conosco. Io allora gli occhi li chiudo, e mi lascerei anche andare, ma (…cos’é questa lingua?!?)
Se ho un difetto, uno solo, è sicuramente quello di fami sempre tante domande. La mia fortuna è che ci sono persone che hanno tutte le risposte anche se le domande che mi faccio io loro neanche le pensano. Ecco: se c’è una cosa che mi fa arrabbiare è che non tutti mi rispondono quando chiedo loro dove si trovi la nuova casa di papà, se chiudano o meno gli occhi quando baciano e di come si arrivi fino al puntino rosso segnato su quella cartina. Secondo me non lo sanno neanche loro ma si vergognano a dirlo. Per come la vedo io, hanno paura di arrivare fino al capolinea perché le uniche persone che so per certo essere là, mia madre e la signora Eva, non sono tornate, anche perché non si può. Ora mi chiedo come farò un giorno ad arrivarci io a quell’ultima fermata se non passa mai un treno quando sono davanti ai binari... Perché poi non farlo passare in superficie? Comunque sono sicuro che esiste. Proprio come Dio che c’è ma non si vede. A dire il vero, a differenza mia, alla domenica il nostro parroco è molto più chiaro riguardo questa faccenda. Ritornando a me, non ho paura come gli altri di sapere cosa c’è su quel puntino rosso, anzi vorrei tanto che qualcuno me lo spiegasse. In fondo ho quarantuno anni e sono grande abbastanza per saperlo. Ecco perché quando tutti questi pensieri si affollano in testa, quando ho voglia di stare con qualcuno, quando mi manca mia madre, scendo le scale mobili e mi fermo a vedere se passa la Metro: anche se non c’è nessuno, anche se so che non arriverà di nuovo. Ma so aspettare: ormai ho imparato, sono bravo. Vivessi anche un secolo, come diceva mia nonna...
…non sbagliava mai, lei. È tutto proprio come cent’anni fa! Sento già il rumore in lontananza… ma non è una campanella come quando la sognavo io. Non so neanche dire cosa sia. Salgo. Più tardi mi affaccio dal finestrino per sentire il vento e quel profumo, di grigio e d’azzurro, che diventa sempre più forte. È mia madre. È là che vado. Non vedo l’ora di raccontarle che quando l’aspettavo io, la metropolitana non passava mai. FINE April 24 Inter Campione d'Italia... E anche un pò io Inter Campione d'Italia
2006/2007
Non ho neanche voglia di scrivere nulla. A volte le parole non servono. Anzi, non serve un cazzo. Non importa quando vinci, dove vinci, quante volte vinci...Andassero tutti quanti affanculo, non potranno mai capire. Non importa da dove vieni: è dove vai... E' un giorno immenso, ma la gioia più grande l'ho provata mercoledi, al terzo goal della Roma, vagando con la maglia ripiegata nello zaino per una piazza Duomo deserta, da solo, per alcuni minuti senza meta. Lì ho capito di essere veramente felice, di avere ciò che gli altri non hanno.Ho capito che gli sfigati non sono coloro che perdono sempre, ma quelli che non sanno perdere.Se provare queste emozioni ed essere orgogliosi di ciò che si è, non nascondendosi o avendo qualcosa di cui vergognarsi quando le cose vanno male, vuol dire essere sfigati, beh allora lo sono. Sono interista, io. Mi sento unico perchè diverso dagli altri. O forse sono gli altri che sono diversi da me. Io i miei scudetti li vinco non rubando, non con la superbia, non vincendo partite e campionati del cazzo, non vantandomi di illusorie superiorità.
No.
Io il mio scudetto l'ho vinto un mercoledi, in piazza Duomo, in un'atmosfera surreale, cosciente che -sì- sarebbe dovuta andare così. Il mio scudetto non sono i travasi di bile degli stolti juventini che sbagliano sempre le misure (nel fare le cose e nel prendersela con quelli sbagliati...) nè l'arrogante superiorità medio-borghese e messianica dei milanisti unti dal (loro) sIGNORE (scritto volutamente così). Il mio scudetto sono due cuffie ben salde alle orecchie, una maglietta a maniche corte, uno zaino con dentro una maglia di Dejan Stankovic, dei libri e tanta tanta tanta buona musica mentre tutto il mondo attorno a me decideva come sempre, come al solito, di cambiare velocità, di velocizzarsi fottendo i miei ritmi. Ma io già non lo potevo sentire più: il mio scudetto l'ho vinto un tiepido pomeriggio di aprile, solo come un cane, in una piazza che sarà sempre più grande di me ma più piccola di ciò che desidero essere, camminando senza meta chiedendomi "Perchè?". "Perchè?". "Lo sapevi". "E allora: perchè?'". Non c'erano caroselli, non c'erano bandiere, non c'era nessuno. Solo io. Che pensavo che è bello ssere interisti e che è ancora più bello un giorno scoprire di diventarlo ancora di più ma allo stesso tempo capire che si è arivati alla fine di un ciclo, di qualcosa, dopo tanti anni. Niente sarà più come prima.
Io il mio scudetto l'ho vinto un anonimo mercoledi di aprile, camminando da solo con uno zaino in spalla mentre attorno a me, con l'Inter che perdeva in casa, l'autunno nerazzuro finiva d'improvviso: sulla piazza giacevano tanti tifosi neri e blu, mentre tanti altri ne cadevano al suolo da chissà dove, adagiandosi come delle foglie uno sopra l'altro, inermi. E mentre speravo che arrivasse il vento a sospingerli via come foglie secche mi è venuto in mente il tutto, la primavera e questa pioggia di persone.
Intanto che succedeva tutto questo, senza accorgemene, ero diventato Campione d'Italia con una settimana di anticipo.
Il mio scudetto l'ho vinto un pomeriggio di aprile in cui niente ma veramente niente era come doveva essere. Eppure niente sarebbe stato mai più come prima:
...vorrei tanto provarvelo a spiegare, ma non trovo le parole.
Raffo-15
(I miei video sono invece disponibili nella home page del mio account su YouTube:
April 10 Non c'è da nulla capire: solo che noi non esistiamo. Capito? Noooo?!? Bene.Inland Empire - David Lynch
Il primo equivoco è già insito nel titolo. Inland Empire. L'impero della mente, in italiano.
Ma, alla fine, l'Inland Empire è solo un quartiere di Los Angeles dove è ambientato, costituendone un ideale seguito ma allo stesso tempo un superamento spinto sino al limite, il primo film del 'Maestro' dopo lo strepitoso "Mulholland Drive".
Secondo equivoco (e mi si perdoni la 'superbia' nel voler avere io l'ultima e più giusta parola su questo ennesimo capolavoro di David Lynch, a mio avviso uno dei film più coinvolgenti oltre che 'disturbanti' degli ultimi anni): per chi già si è avventurato in infinite dispute su quale fosse la verità finale su quella magniloquente architettura narrativa che era "Mulholland Dr.", "Inland Empire" sarà un invito a nozze. Errato. La bellezza di MD andava ben al di là di quello e, al di là di interpretazioni più o meno esatte, i soliti critici poco attenti a tutto ciò che non è la solita minestrina facile facile da sorbire o gli 'illuminati' che pretendono di razionalizzare e ricondurre ai propri (???) schemi mentali ogni singola mossa del nostro cineasta (azzerandone così il vero potenziale eversivo che riveste nel cinema contemporaneo) si divideranno: 'apocalittici' o 'integrati' (Eco docet) So di persone che ADORANO questo IE. Altri lo hanno DISTRUTTO. Ho visto persone come me che, come quasi mai mi era successo, incollate alla poltrona a godere per dei titoli di coda che forse valgono da soli il prezzo del biglietto e gente che a 3/4 di film è uscita dalla sala...
Una normale recensione (cosa che questo post pretende, forse superficialmente, di essere) ora continuerebbe spiegando i motivi di tali equivoci. Ma se spiegassi, ammettendo di aver capito qualcosa (capire cosa, poi? cosa c'è da capire? c'è da capire?) cerdo che non farei un gran servizio al nuovo film di Lynch. Non ho nulla da spiegare, ammesso di averlo avuto. Ho solo SENTITO, per 3 ore ininterrotte. Ho sentito di...
..."una donna in pericolo", fuorviante viatico alla pellicola. Laura Dern ha la stessa espressione per 180' minuti di pellicola, eppure è sempre diversa;
ad essere veramente in pericolo è lo spettatore, catapultato da una scena all'altra grazie ad una fotografia che magistrale è dir poco:
un caleidoscopio di luci, ombre e tonalità diversissime di colori, questo IE.
Mancava solo Lynch a dirci che ha girato senza sceneggiatura e che qualsiasi interpretazione
a priori può andare a farsi fottere. Risate registrate montate non in sync. Nel 2002 c'era "Rabbits": in IE ha un effetto ancora più straniante.
Fuori discussione la magniloquenza visiva, la colonna sonora è da paura. Beck, il lynchano "The ghost of love", Nina Simone.
Ma non solo questo.
Il suono è il marchio di fabbrica del regista americano. Consiglio a chi non l'ha visto al cinema di rinunciare
a provare le stesse sensazioni che si provano a vedere IE in sala...
Rumori distorti, suoni asincroni che sembrano provenire da chissà dove.
Ancora una volta è la dimensione sonora a prenderci per mano
(o per il bavero del collo?)
e scaraventarci liberamente per lo spazio-tempo.
Come se non bastasse il plot.
Come se non bastasse il film nel film-remake di un vecchio film polacco stregato
"Cosa voglio dire nei miei film? Non lo so,
lo state chiedendo ad uno che proviene da Missoula (Montana),
un paesino sperduto della provincia americana...".
Sconforto in sala quando si perde la bussola nei meandri mentali del personaggio di Laura Dern. Una bionda...ah, ecco anche la bruna...
e poi... forse "The darkened room".
Scoppio di risate quando parte "The locomotion" di Little Eva, ballato dalle prostitute.
Una risata isterica, verrebbe voglia di piangere oramai.
Ma c'è ancora tempo per capire, provare a capire...
Forse quella tv accesa... La ragazza in lacrime...
No, no è tutto un parallelismo tra il film ed il suo remake...
Ma no, sono realtà e sogno che come sempre si fondono... (Ancora? Ma basta...)
Ma si, non lo vedi quel foro nella tela che ricorre più volte?
Liiiiiiiì, è lì che Lynch ha messo stavolta la sua 'chiave blu', come quella di MD...
Riecco il foro: è chiaramente una soggettiva che invita a guardarci attraverso...
Nisba. Un movimento all'indietro della mdp ci svela che Laura Dern,
in questa matrioska visiva, sta recitando la sua morte.
Vaffanculo Lynch.
Grazie David. "Inland Empire" ci dice che non c'è nulla da capire. Parla di un amore, alla fine. Un amore tradito in MD, un amore che sta per sfociare in un tradimento in IE.
Ci dice che a volte sogniamo. A volte lo facciamo ad occhi aperti. A volte sogniamo di morire. A volte moriamo. 'INLAND EMPIRE' CI DICE CHE SI NASCE, SI SOGNA E, ALLA FINE, SI MUORE. Ci dice che probabilmente non esistiamo neanche.
Non tentatelo di spiegare. Lo stesso vale per il film. Fidatevi e basta.
Tutto qua.
Il finale non ho neanche provato a capirlo. Ma mi ha dato una sensazione rasserenante. Lieto fine? Jam session! Con tutti gli attori e le musiche composte dal Maestro stesso (azzeccatissima "The ghost of love", quella del trailer - vedi precedente post -). Anche Laura Dern non aveva più la stessa espressione. Un sorriso. Alla fine del sogno c'è la morte, come in tutti i film di David Lynch. Ma poi, forse, c'è ancora qualcos'altro. IE non ce lo dice, però: ce lo lascia solo immaginare.
Per questo è un grandissimo film. Voto personale (allora come oggi, cioè quando l'ho visto 2 mesi fa): 10 Aggiornerò la mia Top ten. Film dell'anno. Per tutte le stagioni.
Raffo A.K.A. The (Inland) Empire Strikes Back! March 16 The (Inland) Empire Strikes BackInland Empire - Official trailer Raffo A.K.A. natosudiunadiversanuvola March 12 Rock e i suoi fratelli... -pardon- ...funeraliArcade Fire - Neon Bible
Ci sono band che esplodono subito, immediatamente (si pensi alla nuova - ???- ondata indie-new wave). Ce ne sono altre che carburano piano e a posteriori se ne comprende la portata, rivalutandoli (si pensi ad esempio ai Black Rebel Motorcycle Club, per inciso una delle migliori band in circolazione e arrivati tra la disattenzione generale al loro quarton album). Poi ci sono gli Arcade Fire. Che sono partiti col botto (rimanendo sottotraccia, almeno per la stampa superficiale e per il pubblico disattento, in particolar modo quello italiano) e sono riusciti a riconfermarsi col loro secondo lavoro. Chi scrive lo dice subito: il loro primo album, Funeral, è il mio album preferito insieme a What's the story... dei mancuniani Oasis. Ma anche tralascianodo i pareri di parte, credo che la sensazione finale sia la stessa: gli Arcade Fire sono la più grande 'cosa' accaduta nel mondo della musica accaduta negli ultimi anni e, probabilmente, non solo... Non mi voglio dilungare su questo concetto a lungo anche per non dare vita ad una diatriba di qualsiasi tipo, ma se volete continuare a leggere questo intervento, prendete come un dogma questa affermazione, correte ad ascoltarvi subito i 10 capolavori contenuti in Funeral e aprite la vostra mente ad un 'complessino' (forse è questo il termine più esatto) che è capace anche di toccare le corde più remote del vostro animo, di farvi commuovere e di dare vita adelle esibizioni 'live' fuori di testa che forse da sole valgono la conoscenza di questi canadesi.
11 Marzo 2007: Fenomeni di... umiltà11.03.2007
Inter - Milan 2-1
Grazie ragazzi! Il 2-1 del 'Genio' Zlatan Ibrahimovic L'1-1 del 'Jardinero' Julio Ricardo Cruz E questo è 'trashissimo'... March 09 L'inferno dei viventi. (Ovvero perchè Italo Calvino è stato il più grande scrittore italiano)“L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce n'è uno, è quello che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. Italo Calvino, da "Le città invisibili" Raffo A.K.A. il Cavaliere Inesistente March 04 -"Ohhh, iè prònd?" -"Prontèssimo!" -"...Meh, annuch'..."Lo so che forse sono io,... ma non capisco perchè ogni volta che lo vedo mi viene da ridere... In ogni caso, il marito che tutte le minuziose ed attente donne di casa vorrebbero sempre con sè... Raffo A.K.A. "Annuc'..." February 28 1 Mar '071 volta che nasci
2 son quelle che ci son stato
3 perchè è un numero perfetto
4 perchè moltiplicato per 25 fa 100
5 che ti danno quando vinci
6 un idealista
7nti di farlo, alla fine non riesci mai
8 in filosofia, mica cazzi
9 in latino, senza studiare, ancora adesso non so come ho fatto
10 robibaggio
11 coglioni che corrono dietro ad un pallone
12 le canzoni di "(What's the story) Morning glory?"
13 mi porta bene
14 arrivato dopo tanti anni di sconfitte
15 quando stai capendo ma non sei ancora come gli altri
16 amore, io rispondo uguale
17 quando gliel'ho detto
18 sogni da realizzare
19 sogni irrealizzati
20 ed eventi
21, tu si, tu no, tu si, tu no...
22 perchè tutte le cose si ripetono almeno una volta
23 capita che ti laurei
24 cominciano ad esser tanti
25: adesso
Dolci metà, quarti di bue, ottavi di finale, sedicesimi nei garage con gli amici, trentaduesimi che si avvicinano.
Marzo 2007 sarà tanta, tanta, tanta vita. 25 è solo un numero da riempire. Un quarto di...
Di cosa?
Lo sai. Buona fortuna...
Una volta mi hanno detto: "Il primo... Marzo non si scorda mai" Raffaele, una volta tanto non solo 'Raffo' February 26 Sta finendo l'inverno meterorologico. E il mio?Manca meno di una settimana al mio compleanno. Deduco che in questo post parlerò dei cazzi miei.
Arrivare a 25 anni ed aver fatto tutto e niente è un bel casino. Mi è anche venuto in mente oggi quando vedevo Catania-Inter finita non a caso 2-5 (25). Ho pensato ad un bel regalo di compleanno della mia squadra. Ero in giro per Bergamo oggi, ma appena tornato a casa mi son subito venuti in mente questi pensieri.
Mi sento di nuovo come se ora che arriva la Primavera solo io debba sentire l'Inverno. Per tanti motivi. Le stagioni meteorologiche tornano sempre, buco dell'ozono permettendo. Le mie di stagioni le causo io. E a Marzo cosa verrà? Proprio non lo so. L'anno scorso ero nella identica situazione e scrivevo sul mio diario le stesse cose. Dopo un anno mi sembra di aver fatto il giro del mondo e di essere allo stesso punto di partenza: è solo cambiato il diario e il suo possessore ha un anno di più.
Ciclico, puntuale. Persino negli esiti. E ora devo scegliere se ricominciare daccapo. Ne ho la voglia? Abbastanza, ma... Ne ho la forza? Un pò, ma... Ne saprò sopportare le conseguenze? Forse. Ne voglio sopportare le conseguenze? NO.
Mi chiedo solo perchè aspetto sempre la Primavera per cominciare tante cose. Forse capita allora, o forse sono io che lo scelgo. Quisque faber sui est*.
Sono entrato da 37 minuti nel 26 febbraio, mancano solo 2 giorni. Penso che farò succedere qualcosa, se ho tempo. Magari mi rovinerò anche il compleanno. Ma non è già rovinarlo il farlo scorrere normalmente scrivendo poi cazzate su questa pagina sul fatto che ogni anno c'è costantemente questo ritorno dell'uguale?
Beh, se non altro scrivendo ho pensato a qualcosa. Non so bene cosa fare questa settimana, ma lo farò.
Anche se sopra ho detto che ricominciare ogni volta è difficile, in ogni cosa della vita, non mi stancherò mai di farlo perchè come diceva una mia amica, "se non te la vivi come le montagne russe, se non provi quel dolorino al petto, che è lo stesso che provi quando sei felice e quando invece sei triste, non vivi veramente".
Io li sento tutti e due nello stesso momento. Questo.
Buon segno, in fondo. Un tempo mi sarei vergognato di scrivere stè quattro cazzate. Ora mi vergogno anche. Solo che adesso le scrivo.
Manca ancora una ventina di giorni alla Primavera. La mia quest'anno comincia prima!!! Non importa che poi mi nevicherà o farà freddo o non sarà come io me la aspetto. Perchè è la MIA Primavera. Con lo stesso dolorino che ritorna in tutti i miei momenti. Poco fa ho avuto la conferma che quasi nessuno capisce che cosa voglio dire. Problemi loro: non c'è nulla da capire. Bisognerebbe solo tendere l'orecchio e chiudere gli occhi, invece di aguzzare la vista e non vedere un emerito cazzo. Ri-problemi loro.
Io mi tengo la mia Primavera e ho pronto l'ombrello. Pioverà magari, ma sempre meglio che vivere (???) come tanti e pensare che non esistano Primavere senza sole ed Inverni senza neve.
La primavera arriva ed intanto i Governi cadono (ma per fortuna cercano di rialzarsi). Le squadre sfigate continuano a vincere (ma ti fanno palpitare). La pioggia continua a cadere (ma io esco per vedere l'effetto che mi fa). Tutto come l'anno scorso.
*=("Ciascuno è fabbro del suo destino")
Foto1: Bergaaaaamooooo Aaaaaltaaaa
Foto2: Anche a BG abbiasmo dato il contributo alla causa...
Raffo A.K.A. Ragazzotenebra February 07 La bella tradizione italianaRicevuto da mia cugina. Illuminante, a tratti: Enzo Ferrari, meccanico, pilota, e poi capo azienda. Camillo Olivetti, progettista di macchine da scrivere, e poi capo azienda. Arnoldo Mondadori, impiegato in una cartoleria, piccolo editore, e poi capo azienda. In tempi più moderni, Bill Gates, programmatore e poi capo azienda. Chi sono oggi i capi azienda in Italia? Cosa ne sanno Catania di ferrovie, Tronchetti di telefonia e di Rete, Cimoli di aerei. Cosa ne sapeva Romiti di automobili? Chiedetelo a Ghidella, cacciato non per incompetenza, ma per troppa competenza. Il denaro, la finanza sono un risultato, una derivata. E, oggi, i derivati di una derivata comandano e distruggono le società. Trasformano le società in dividendi, in stock option, in bilanci in rosso, in debiti. Il loro conto corrente è però sempre nero come la notte. Quando vengono cacciati (qualche volta succede) esigono buone uscite di milioni di euro anche se la società è sull’orlo del fallimento. Lo Stato, si è visto per le Ferrovie, lo si vedrà per l’Alitalia, cede subito. Li paga invece di cacciarli per giusta causa. Con i nostri soldi, con le nostre finanziarie. Per la logica del potere e dell’apparenza più guadagnano più sono ritenuti importanti. I giornali ne vanno pazzi. Non importa quanti danni hanno fatto finora. Si è sicuri che in futuro gli sarà permesso di farne certamente di più. Gli enormi stipendi dati a manager pubblici e privati, spesso incompetenti di ciò di cui si occupano, sono un incantesimo. Loro stessi sono un incantesimo da trasferire su un’isola, vanno bene sia Alcatraz che l’Isola dei Famosi, circondate però da squali. Per metterli a loro agio. Perchè un tecnico, un operaio, un impiegato di un’azienda deve guadagnare 1000 o 1500 euro al mese e l’amministratore delegato, il presidente, il direttore generale milioni di euro? Dove sta la logica? Se il tecnico sbaglia viene cacciato, se succede al manager viene liquidato. Dove risiede questo grande valore aggiunto dei capi azienda? Moderni Einstein che proclamano un anno la valenza strategica della fusione fisso mobile e l’anno successivo esattamente il contrario senza che nessuno gli rida in faccia. E’ un valore nascosto, molto nascosto. Misterioso. E’ora che venga alla luce, che si capisca e che dopo si tolgano dai piedi. E dalla capitale si alzò un boato...."Serena al Trono (di Maria De Filippis Costanzo show)" Serena In una società, pardon, in un mondo dove le gerarchie non sono intese solo come modi razionali di organizzare il lavoro, ma come caste all’interno delle quali aumenta il livello di sfruttamento, i grandi ‘MEnager’ (perché ce la MEnano sempre…) rimarranno dove sono. Al massimo “figlieranno” e tutto resterà uguale. Non è fatalismo, è cognizione di causa e volontà di non illudersi. L’epoca dei Ferrari, Olivetti & co. è ormai finita da tempo. Niente regressioni nostalgiche, per carità, a me non piacciono e a parte il sistema degli elogi sperticati che quotidianamente leggiamo, non sono neanche utili. Ciononostante il parallelo con quell’età pionieristica e diciamolo pure anche ingenua non può non lasciarci un po’ (tanto…) con l’amaro in bocca. Quei tempi non torneranno. Non è una pietra lapidaria questa. È solo che bisogna saperlo ed essere pronti da oggi, casomai ci fosse ancora bisogno di dirlo, a pararsi il culo usando la mano che invece oggi ancora molti tengono ben salda dinanzi ai propri occhi. Fino a quando non ci sarà una VERA uguaglianza sociale e meccanismi meritocratici che non permettano solo ai “figli di” (puttana) di fruire dei canali di conoscenza e delle possibilità di studiare e di determinare scelte che tocchino la collettività (ovvero il restante 95 % della ggggente (con 3 ‘g’ perchè è tanta, massificata e, grazie a Dio, a volte anche incazzata) hai voglia a fare discorsi utopici, un giorno tacciati come illusori, l’altro giorno come comunisti (indovinate da chi? A proposito, non c’entra nulla, ma leggo ora che nelle basi Nato e Usa in territorio italiano, coloro che vi lavorano non hanno diritto ad iscriversi ad un sindacato perché notoriamente di sinistra e quindi comunista… Siamo nel 2007 ed in America la chiamano libertà…), l’altro ancora come Francescani da quattro soldi (Nota: in alcuni paesi esteri la connessione, cioè l’essere connessi alla Rete, intendendola nel senso più lato possibile, è un diritto, acquisito con l’acquisto della casa, non un privilegio di chi paga o di chi se lo può permettere. Se hai una casa devi avere la possibilità di essere “in linea” con il resto del mondo; ma l’Italia d’altronde è un Paese da Quattro Mondiali ma anche da Quarto Mondo…) Lo Stato, che ci piaccia o no, ha sempre agito così, agisce così e continuerà a farlo. Non è giusto criticarlo in toto, è in fondo un gioco delle parti dal quale purtroppo chi detiene il potere non può esimersi. Nessuna giustificazione, ma questi in fondo sono gli oneri dei un mestiere che almeno alcuni interpretano ancora in modo corretto trovandosi a volte a prendere decisioni più grandi di loro. Detto questo, ben vengano le epurazioni dei corpi dirigenziali: di solito, quando una parte del corpo non funziona (ex. un braccio) non lo si taglia immediatamente ma si guarda anche se la testa che lo controlla non sia andata in pappa… Qui no: assistiamo ad una sorta di clonazione dell’oligarchia dirigenzial-ballante-teleospitata-ed anche un po’ spocchiosa: uccidiamo il corpo, ma preserviamo il sistema nervoso, subito pronto ad essere duplicato o anche impiantato in un nuovo corpo/azienda da usare e poi prosciugare sino al fallimento.Tutta colpa loro, quindi? Eh, no. Questo è il bello (o il brutto, o il cattivo o che dir si voglia…). Sarà sbagliato credere alle Rivoluzioni, meno sbagliato è però credere al fatto che milioni di persone, se VERAMENTE lo vogliono possono coalizzarsi (e non coattizzarsi come degli ebeti di fronte allo schermo che propone gli inchini televisivi sterilizzati ed innocui per il vippame di turno) e provare a cambiare lo stato di cose. Il numero, a volte, fa ancora la forza. Ecco qui, dunque, l’autocritica. Invece di tenere sempre sugli occhi la famosa mano o le fette di salame della televendita di turno, ammesso come detto prima che la conoscenza sia preclusa a molti, coloro che se la possono permettere non critichino e poi guardino con la coda dell’occhio e la bava ai lati della bocca “La Penisola dei Fumosi” (la nostra) o gli “ScopAmici” di Maria De Filippi. Sì, rimbecilliamoci pure (mi includo anch’io non perché vi contribuisca ma perché non faccio abbastanza per combattere questo stato di cose)! C’è tutto un sottomondo da scoprire; poi, non lamentiamoci, con il giornale in mano, a prima mattina o attorno ad un tavolo, “che tutto va male”. Tutti vanno male: anche noi, se abbiamo la possibilità di in-formarci e non lo facciamo. Libertà non è automaticamente conoscenza. Ma conoscenza è ANCHE libertà. No. Come recita la famosa canzone: “non sarà un av-Ventura* ( … a fermarci)!” *sottotitolo: Simona Ventura OVVERO come perdere simpatia, mordente, capacità di fare battute salaci per divenire braccio armato degli stessi poteri che fino al giorno prima si osteggiavano, il tutto nascondendosi dietro la facciata di servizio pubblico e di donna alternativa (ospitata di Moggi docet, e tanto anche! Tra parentesi: non apprezzo J.Ax - ex-Articolo 31 sul quale si potrebbe fare tutto un altro discorso su opportunismi, svolte di facciata e allegre sputacchiate nei piatti in cui si è mangiato - ma in uno degli ultimi versi di “Italiano medio” [medio nel senso di dito, cioè Italiano Coglione], canzone tratta dal penultimo cd, ha scritto una cosa molto bella con una capacità di sintesi quasi commovente: “… l’onore/ sua eccellenza Monsignore/ ancora baciamo la mano/ ma che bel Miracolo Italiano!”).
Raffotenebra. February 03 Pareri equilibrati (Dedicato a coloro che ancora vogliono farsi venire una malattia al fegato dopo le sentenze di Calciopoli)Forse è che ne parlo poco ed ora ne ho piene le scatole. Se ne sentono cosi tante (e grosse...) che ogni tanto vien voglia di scrivere per cercare (inutilmente, lo so, ma tant'è...) di evitare a tanti faziosi militanti di due delle maggiori squadre italiane (di rosso-nero e bianco-nero gloriosamente ammantate da decenni) di farsi venire l'ulcera per il tanto recriminare sulle sentenze di Calciopoli e l'augurare alla minore delle Grandi Sorelle del calcio italiano tutto il male possibile. No, tranquilli, non è il solito articolo fazioso di un tifoso interista che si vede attaccato: grazie al Signore abbiamo la coscienza a posto, accettiamo con sguardi pietosi le cazzate che ci vengono dette da qualche mese e, come in questo piccolo post, siamo ben consci che tanto, a lavar la testa all'asino, si perde acqua e sapone (fatti salvi i casi di quei pochi tifosi veramente sportivi con cui ogni tanto - Vivaddio!!! - si è riuscito ed ancora si riesce a parlare di calcio e non di livorosa invidia per un sistema mafioso che addirittura si voleva perpetrare per chissà quanti anni ancora: è l'Italia, bellezza...). Ebbene, voglio qui pubblicare, aggiungendovi un commento mio (ridonadante se volete, proprio perchè le parole sono chiare di per sè e non voglio che vengano in alcun modo inquinate da qualsiasi parere di sorta del sottoscritto) alcuni stralci del pensiero d Roberto Beccantini, uno dei giornalisti calcistici italiani più preparati, collaboratore della "Stampa", del "Guerin Sportivo", apprezzato opinionista in televisione nonchè uno dei due unici giornalisti italiani (assieme a Marco Zunino) accreditati da France Football a votare ogni anno il calciatore meritevole del Pallone d'Oro. Tutte queste credenziali per cosa? Nascondere forse il fatto che si tratta di un giornalista fazioso, schierato o tifoso dell'Inter? Nient'affatto. Oltre che persona competente ed onesta, il signor Beccantini scrive per un quotidiano di Torino e non ha mai nascosto le sue simpatie per la Juventus e certo non ha lesinato nel bacchettare il presidente Moratti per non aver assunto un ruolo attivo di accusatore alla vigilia di Calciopoli in cui, pur non essendovi coinvolto, ha un pò vigliaccamente scelto di non denunciare le storture che comunque poi sono venute a galla. Da interista, sono perfettamente d'accordo con lui, cari miei amici juventini e milanisti livorosi e poco sportivi (non tutti, ma lacuni di voi...). Questo però solo per sottolineare come in alcuni, le opinioni e le simpatie di parte non siano frutto di malafede ma anzi, come per il citato giornalista, di onestà intellettuale e di libertà da gioghi e bavagli che alcune tv e giornali (sic!...) impongono ancora ai propri dependenti anche in tema calcistico... Detto ciò, ecco alcuni stralci del Beccantini-pensiero: -"La presunzione di innocenza" (riferita a Moratti, NdR) "è un baluardo della civiltà. Nè mi solletica l'impulso, tanto caro agli juventini più fanatici" (ricordo che è sempre un simpatizzante juventino che parla, non certo un integralista jihadista nerazzurro... NdR) "di fare di ogni scandalo un fascio. La Signora è stata retrocessa ed espropriata di due scudetti perchè Moggi e Giraudo avevano deciso di sostituirsi ai designatori..." -"Il caso Inter è la spia di un serbatoio crivellato" (sempre rivolto ai cari amici con problemi epatici di Juve e Milan: avete visto, cito anche opinioni contro l'Inter; voi dopo 15 anni di intrallazzi ancora girate con le insegne dei vostri dirigenti chiedendone l'immediata beatificazione e casomai il risarcimento economico-morale per lesa maestà ad un sistema criminale che, è pur giusto -siamo in Italia- come in tanti altri campi del vivere civile non dovrebbe finire ma anzi autorigenersi da sè... Cari amici, qualcuno lo chiama "familismo amorale", e se non sapete cos'è, peggio per voi, studiate di più e non parlate a vanvera...NdR). "Ripeto: non discuto la presunzione di innocenza. Discuto la presunzione di santità. Nel Grande Bordello" (l'Inter, NdR) "ha sempre avuto un posto e un ruolo. Il posto, alle spalle delle tenutarie" (... NdR) "cioè Juve e Milan...". -"Non escludo che in un Paese normale la Juventus sarebbe finita in C" (e qui, non mi rivolgo tanto agli amici juventini, ai quali sinceramente auguro, con la nuova dirigenza di tornare senz'altro l'anno prossimo in Serie A per poterci lealmente sfidare sul campo, e che hanno pagato comunque anche loro la giusta sentenza della squadra, quanto ai cari cugini rossoneri che, irrorati dalla luce salvifica di San Si...lvio si proclamano superiori moralmente a tutti e fra un pò faranno concorrenza anche allo Spirito Santo: cari amici livorosi, voi che pretendevate quest'estate due scudetti dico due -Silvio e sottoposti valvassori dixerunt- e che gridavate al complotto per una retrocessione in Serie B -se pure il probo Beccantini riconosce che si sarebbe potuta anche dare la C alla Juve, allora al Milan...- non siate cosi ottusangoli da sparare a zero solo perchè la vostra squadra quest'anno può SOLO vincere, come è probabile, la Champions League mentre è gia fuori da dicembre dalle altre due competizioni, non sate cosi ciechi da non ammettere che l'Inter è almeno forte il doppio quest'anno e che soprattutto sta per adesso guidando il campionato senza aver rubato nulla anzi soffrendo e vincendo, anche con fortuna, sì, su tutti i campi; ma è mai possibile che l'identificazione con un presidente sia cosi totale? Siamo passati dal politico-martire per il quale la giustizia è solo fatta da sporchi comunisti prezzolati -bell'idea di Italia che abbiamo, si si- ai tifosi-martiri per cui chi tocca il Milan è uno sporco giudice corrotto interista.. .e anche comunista, ma si... - Una domanda, ma Borrelli è interista? Eh, no , perchè questo spiegherebe molte cose, certo...NdR). -"Strana vittima, Moratti. Telefonate alla mano, molto gli è stato tolto. E molto si è tolto con mercati dissennati e ridicoli" (ancora questo interista imparziale che cita articoli anche contro l'Inter? Ebbene si, ne esistono... a differenza vostra, ed uno si chiama Raffaele, NdR) "Resta il mistero perchè non abbbia denunciato nulla e nessuno alla giustizia ordinaria, se davvero credeva che quella sportiva fosse adulterata dal sistema Moggi". -Ultima chicca per gli amici milanisti: "Berlusconi, lui, HA MOLTO AIUTATO A DETERMINARE UNA REGOLARITA' COSI ANOMALA" (ma non era l'Inter, cari amici, che spendendo soldi, ha ucciso il campionato, falsandolo? Mah... NdR) "DECRETO SPALMA-AMMORTAMENTI, RATEIZZAZIONI DEI TRIBUTI FISCALI [LEGGE LOTITO]" (Non vi lamentate poi se la Lazio ha avuto meno punti di penalizzazione di voi e, sempre secondo voi, doveva essere già fallita: è stato il VOSTRO presidente a salvarla, prima ancora che il sistema di banche da cui la società romana è retta e che senza le sacre stimmate salvatrici di San Silvio poco avrebbero potuto fare per una società alla canna del gas...NdR). Continua Beccantini:"PER TUTTO QUESTO MI RIESCE DIFFICILE PESARE L'INTER DI ROBERTO MANCINI AL NETTO DI PRIVILEGI E PREGIUDIZI". -"Galliani parla di campionato nato morto. AD AGOSTO, IN COMPENSO, COMPILAVA TABELLE SU TABELLE E GARANTIVA CHE IL MILAN, HANDICAP O NON HANDICAP, GIA' A DICEMBRE AVREBBE AGGANCIATO I CUGINI" (ma scusate ancora, cari amici in pericolo di salute: ma non era il Milan che quest'estate aveva dato LEZIONI DI MORALITA' A TUTTI NON COMPRANDO NESSUNO, MOSTRANDO A TUTTI DI VOLERSI PURIFICARE LA COSCIENZA E POI, VISTI GLI SCADENTI RISULTATI DI INIZIO STAGIONE, HA INIZIATO A PIAGNUCOLARE PARLANDO DI SCUDETTO GIA' ASSEGNATO E DI CAMPIONATO SCONTATO? Ma non è forse che, una società che si trova ad essere giudicata e non sa in quale serie giocherà l'anno successivo, NON ABBIA POTUTO EFFETTUARE L'ONEROSO CALCIOMERCATO CHE AVREBBE VOLUTO DATO CHE NON POTEVA NEMMENO GARANTIRE AI FUTURI ACQUISTI IN QUALE CAMPIONATO SI SAREBBE GIOCATO L'ANNO VENTURO? LA RIPROVA VIEN DAL FATTO CHE, A MENO CHE LA MORALITA' NON ABBIA UNA DATA DI SCADENZA DI DICIAMO QUALCHE MESE..., NEANCHE HA FATTO A TEMPO A RIAPRISI IL CALCIOMERCATO CHE IL SENZAMACCHIA MILAN E IL FINALMENTE 'PURIFICATO' GALLIANONE HANNO INGAGGIATO GRIMI, POI PAGATO A CARO PREZZO IL PROSSIMO 31ENNE MASSIMO ODDO DOPO UNA TRATTATIVA TRISTISSIMA COL GIOCATORE CHE, ANCORA STIPENDIATO DALLA LAZIO, RITIENE OPPORTUNO DI NON SCENDERE IN CAMPO CONTRO LA -PROBABILE, NON CERTA...- FUTURA SQUADRA, E INFINE IL FENOMENO RONALDO, IL CUI INGAGGIO BEN SI ADDICE ALLA FRANCESCANA OPERA DI MORALIZZAZIONE E DI PURIFICAZIONE SPIRITUAL-ECONOMICA MESSA IN ATTO DALLA SOCIETA' DI VIA TURATI CHE, PER BOCCA DEI TIFOSI, DICE CHE RIENTRERA' DELL'ESBORSO CON...LA VENDITA DELLE MAGLIETTE DEL BRASILIANO. SI, CERTO, LIFE IS NOW: SE NON ORA, QUANDO? AH, A PROPOSITO DI BRASILIANI: PRONTI 100 MLN DI EURO PER RONALDINHO L'ANNO PROSSIMO...Allora, le cose sono due: o voi tifosi venite abbindolati dalle parole dei vostri dirigenti che prima vi insozzano facendo coinvolgere la vostra società che ha un apssato glorioso di oltre cento anni in uno degli scandali più vergognosi del calcio italiano e voi non avete un briciolo di cervello da capire che non è contro l'Inter che dovete prendervela ma contro coloro che speculano alle vostre spalle, rigorosamente in saio e con l'aureola di falsi moralisti, oppure siete proprio voi faziosi ed allora, come detto ad inizio post, fate pure finta di niente, tanto sono solo parole sprecate...NdR). Ho parlato, o meglio: ho fatto parlare qualcun'altro al posto mio. Io ho solo tratto le conseguenze. Sarebbe bello che anche voi qualche volta traeste le vostre. Ma come detto, oltre ad essere un interista imparziale, simpatico a tutti (ebbene si, esistono anche interisti simpatici, chiedetelo pure ad i miei amici) e fortemente critico verso la propria squadra se è giusto che sia cosi, sono anche una persona di poche pretese e di buon senso. Ho l'umiltà di avervi voluto far aprire gli occhi ma anche la disillusione che la metà di voi già a metà lettura o avrà abbandonato, o pensava a ritorsioni o già bramava parole al vetriolo per rispondermi. E soprattutto ho voluto evitarvi futuri problemi di bile o di fitte al fegato quando vedete che l'Inter, a volte, casualmente, magari anche fortunosamente, e molto raramente ma succede (avete visto sono pure autoironico: a voi neanche lo chiedo, ho paura che nenahce capireste cosa sia) -fatevene una ragione!- vince. Se poi volete, continuate cosi. Continuate a riempirci di improperi ed a cucirvi con la fantasia fantomatici scudetti sul fegato. Il nostro, piccolo e minimale, poco appariscente e anonimo nella sua normalità, in attesa -si spera- di un altro quest'anno, ce lo teniamo cucito sul cuore. Di questi tempi, non è poco. Raffo. Big Miss SunshineLittle Miss Sunshine - Jonathan Dayton
Gli occhialoni della piccola Abigail Breslin sono una delle immagini che più rimangono impresse nella memoria dello spettatore dopo aver visto
"Little Miss Sunshine", il piccolo gioiello diretto da Jonathan Dayton, che nel momento in cui scrivo si trova a concorrere per un premio Oscar... Lo dico subito chiaro e tondo: che il film, a mio parere, possa essere uno dei più belli dell'anno (si, e anche di qualche spanna sulla concorrenza!) stupisce solo quei lobotomizzati che si cibano unicamente di cinema made-in-USA mainstream e che credono di capire il popolo stars&stripes solo attraverso commediole zeppe di mezze(seghe)star che ciclicamente si riprongono, rigoosamente in "crew", col solito polpettone... LMS è molto di più, ma non pretendo che tutti lo accettino. Sulla classica struttura del road-movie, LMS offre l'ennesimo ritratto di un'America che evidentemente ha smesso di credere che la propria sia l'unica identità possibile, ed anzi cimostra un'altra America, che quell'identità la deve cercare, mettendosi letteralmente in viaggio, finanche per andare a partecipare ad un ambito quanto lustrinato concorso di bellezza per bambine. Questo, in sintesi, è il pretesto che porta una famigliola complessata come tante (padre fallito, figlio muto per scelta e per rispetto verso Nietzsche, nonno hippie e sboccato, zio gay e tentato suicida e madre che cerca di fare da collante a tutto ciò) a partire su di uno sgangherato furgoncino Wolkswagen, destinazione California. Eppure il quadro che LMS offre è a tratti di una bellezza quasi struggente, dolorosa eppure solare, come suggerisce lo stupendo titolo. Quella che vediamo dai finestrini del veicolo è una California stranamente fredda per lo spleen che sembra pervadere alcuni momenti, della quale non percepiamo appieno l'atmosfera stereotipata che altri film ci restituiscono se non fosse per la splendida colonna sonora che punteggia la pellicola. LMS possiede una levità ed un'umanità che forse, alla fine, rappresentano il modo con cui la piccola Olive vede il mondo attraverso i suoi due fondi di bottiglia: senza anticipare nulla del finale (a mio giudizio troppo breve e che lascia i protagonisti immediatamente ripartire per tornare a casa) e di un paio di colpi di scena che riguardano il nonno e il figlio maggiore, la vera reginetta di bellezza di questo piccolo ritratto della durata di 1h42' è la piccola Olive che, come dice il nonno, è la più bella di tutte, sia dentro che fuori: lei è l'unica che ancora non è stata corrotta dalle brutture del mondo che la circonda ed è l'unica che nel film che riesce e che si permette di parlare di temi quali la morte, il suicidio, il Paradiso e il sogno della bellezza e della fama con tutta la naturalezza di questo mondo davanti ai suoi. LMS ci insegna che una bambina di 7 anni può anche insegnarci. Che si può ridere quando tutto va male e che, nella vita, un vincente non è colui che arriva primo ma chi almeno ci ha provato. Perchè, in questo stupendo film di Jonathan Dayton, si racconta della grande gioia di vivere che tutti prima o poi perdiamo ma anche di come sia necessario soffrire perchè è anche questo che rende speciale una vita. Se poi la lezione ce la deve dare una bambinetta occhialuta, irresistibilmente simpatica sin dalle prime scene e che, tra lo stupore dei suoi genitori, quando si esibisce al concorso rivolge una dedica al nonno (sintetica, senza giri di parole, ma proprio per questo ancora più dolce) e poi danza in modo provocante con i passi che proprio quest'ultimo le aveva insegnato... beh, allora vuol dire che abbiamo ancora tanto da imparare. Come fanno anche i protagonisti del film. "Fa la cosa che ami e vaffanculo il resto!", dice uno di loro verso la fine. Appunto. Vaffanculo il resto: perciò lasciate perdere l'America dei Canalis-De Sica-e compagnia telefonante, le "notti al museo" dei vari Ben Stiller & co. e quant'altro. LMS, se all'epoca vi ha fatto sogghignare e allo stesso tempo piangere il bellissimo "Sideways", lo troverete un piccolo capolavoro. Difficile che vincerà l'Oscar, che quest'anno più di altri, pare avere esiti scontati. Ma cosa ci frega: in fondo, le cose più "luminose" a volte sono quelle più piccole e che non tutti riescono a vedere. Che sia merito solo di un paio di occhiali?... Voto personale (spassionato, anche se scritto sull'onda emozionale dopo aver terminato la visione del film): 9. Raffo. January 27 Letters from Via Marchetti,2Arriva prima o poi quel momento che ti senti più leggero e vuoi volare. No, non quando scopri le tue ali. No: quando invece sai già di possederle ma di non averle mai usate veramente. Allora ci provi: il nido ti fa schifo, gli altri che ci sono insieme a te, pure. Ti affacci: è alto...
Poi ti guardi indietro. E non ci pensi più. Ti lanci giù, convinto che ti sfracellerai. Due secondi dopo stai volando, sgraziatamente e con traiettorie ridicole...ma stai volando! Io le ali le avevo già, è solo che oggi, 27 gennaio 2007, forse ho deciso veramente di usarle...
nel caso precipitassi, soccorretemi.
Credo che stavolta però non succederà.
[Post scritto alle 0.41 del 28 gennaio, dopo una giornata di merda (in cui ho capito che buona parte di chi mi circonda è meschino, superficiale, morto dentro e pure nullo) concepito in metro e approvato sentendo Damien Rice - Non male come primo intervento... Ohhh, if these walls and this lips could talk...]
Raffo A.K.A. Ragazzotenebra |
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